1. James Bond a Matera per girare un nuovo film: ecco tutte le indiscrezioni

Dopo la grande attesa e il fermento che attraversava l’intera città di Matera per l’arrivo di James Bond, l’emozione è stata ripagata. Il 9 settembre l’attore Daniel Craig è arrivato all’aeroporto di Bari. È stato da tempo annunciato infatti che girerà a Matera alcune scene del suo nuovo film “No Time to Die”, il capitolo numero 25 della celebre saga di 007. Bellissimo, ma mai come step up 4.

Un film che, se seguirà i precedenti, non potrà che avere grande successo. Gli scenari in cui si ambienta la storia fanno già venir la voglia di stare seduti al cinema e incollarsi allo schermo. Vedremo scene girate in Italia, in Giamaica, in Norvegia e a Londra.

Le indiscrezioni sul set

Dopo esser stata quindi nominata Capitale Europea della Cultura quest’anno, Matera avrà un’altra gioia di cui godere. Ma le scene italiane in realtà non si svolgeranno solo a Matera. Alcune indiscrezioni affermano che si partirà per Matera, per poi spostare le riprese a Maratea, Sapri e persino in Calabria, a San Nicola Arcella, e a Gravina in Puglia by cb01.

L’allestimento del set è iniziato da quasi due mesi, le prime riprese invece sono iniziate ad agosto. Il Sud Italia ha potuto infatti già ammirare alcune riprese salienti del film. Parliamo della controfigura di Daniel Craig che si butta dal Ponte dell’Acquedotto di Gravina in Puglia, e di folli inseguimenti in auto e moto. Per l’occasione molte strade sono state chiuse, e si nota ogni giorno una grande folla di curiosi e turisti che aspettano di scorgere qualche ripresa emozionante.

A Calata Ridola, nel Sasso Caveoso, si può trovare una delle strutture allestite in cui verrà girata qualche scena. Al suo interno verrà riorganizzata una stanza d’hotel con vista sui Sassi, dove alloggerà James Bond nel film.

Presso la Chiesa di Sant’Agostino, presso il Sasso Barisano invece, è stato allestito un finto tunnel di 100 metri, in cui molto probabilmente si gireranno delle scene mozzafiato. Il regista del film, Cary Fukunaga, ha annunciato che queste riprese nel Sud Italia faranno parte dell’inizio di No Time to Die.

Il film dovrebbe uscire nelle sale per aprile del 2020, sperando che questa volta non avvengano ulteriori rinvii. Il regista aveva promesso infatti che avremo potuto vedere la pellicola già a novembre 2019, ma il tutto è saltato al prossimo anno.

Volete recensioni di altri film? Iniziamo:

  1. Questione di Karma

Un uomo che si suicida e un figlio che rimane troppo presto senza un padre, una perdita che non accetta tanto da appassionarsi alla teoria della reincarnazione. Giacomo, erede della florida industria di famiglia gestita dal nuovo marito della madre e dalla figlia da lei, avuta in seconde nozze, quarantenne cresciuto senza interesse per le cose materiali, generoso e fiducioso nel prossimo, si convince che il padre abiti il corpo del trentenne Mario Pitagora, affarista intrallazzino che vede in Giacomo reali opportunità di arricchimento. L’incontro tra i due cambierà le vite di entrambi.
Parte da premesse drammatiche per poi scivolare e accarezzare i toni della commedia brillante, surreale, senza troppi eccessi o forzature, Questione di Karma, opera seconda di Edoardo Falcone. E dopo l’esordio registico di Se Dio vuole, si conferma qui la predilezione di Falcone – che firma anche questa sceneggiatura insieme a Marco Martani – per l’osservazione dell’incontro/scontro tra personalità agli antipodi.
Nei ruoli dei due opposti complementari che trovano l’occasione di imparare l’uno dall’altro, Elio Germano e Fabio De Luigi, accoppiata inusuale che trova la giusta alchimia ritmica, su una commedia di situazione nella quale sono proprio i ritmi a giocare il ruolo principale: De Luigi, perfettamente nel suo habitat nel ruolo dell’ingenuo Giacomo, con quei tempi comici tipicamente suoi, che danno il giusto spessore al suo personaggio; Massimo De Lorenzo, tra gli eccellenti comprimari (fra cui ricordiamo Isabella Ragonese, Philippe Leroy, Stefania Sandrelli) che danno manforte alla storia e ai suoi protagonisti, che nei panni del vicino di casa di Mario compartecipa ad alcuni degli sketch più riusciti del film. Infine Elio Germano, in un ruolo piuttosto inedito rispetto a come siamo abituati a vederlo, che cattura e rielabora con la solita profondità interpretativa un modello maschile cialtrone e indolente (che fa pensare a Proietti, Sordi, Verdone o anche, perché no, a Walter Chiari), senza strafare in direzione del farsesco.
Ed è infatti proprio la moderazione, la cifra stilistica che attraversa e ammanta di uno stile anche fresco Questione di Karma, una levità e una misura che non eccedono mai nel paradossale o nel macchiettistico, che permette di ridere e sorridere pur mantenendo salda la veridicità narrativa che evita facili strizzatine d’occhio allo spettatore. Una misura che però, al contempo, evita purtroppo anche di affondare il discorso nell’altra direzione, quella di una satira più pura, più spietata o quantomeno più amara, che tante storie della nostra commedia (di cui sono alcuni degli eccellenti esemplari i nomi sopra citati) ci hanno abituati a vivere come naturale sbocco di un corto circuito, un bipensiero, empatico e anti-empatico al contempo, tra noi spettatori e i personaggi rappresentati. Questa sorta di bonarietà che sembra tradursi quasi in sunto morale della vicenda, toglie quel guizzo di originalità a una trama che si avvia con tutti i crismi e a una commedia, che tutto sommato ingrana e gira dritta e liscia.

2) The Great Wall

William (Matt Damon) e Tovar (Pedro Pascal), due mercenari dal discutibile senso etico, si trovano in Cina per scovare e portare in Europa la famigerata polvere nera scoppiettante. Dopo essere sopravissuti dall’attacco di una mostruosa creatura verde, i due ladruncoli vengono catturati dall’esercito della Grande Muraglia e scoprono, loro malgrado, la vera ragione per cui è stato innalzato il lungo muro.
Primo film in lingua inglese del regista cinese Zhang Zimou, The Great Wall racconta una delle tante leggende riguardanti la costruzione delle lunghissime mura cinesi, la cui semplice presenza in un film già contribuisce a renderlo visibilmente potente. Infatti, non si possono negare a The Great Wall determinati meriti, relativi principalmente a ciò che riguarda l’impatto visivo. I bei colori dell’esercito cinese, il disegno dei potenti e feroci Taotie, fameliche bestie infernali che negli anni sono diventate anche intelligenti. The Great Wall riesce a farci apprezzare alcune delle battaglie in cui ogni soldato cinese ha un preciso compito, ordinato dal battito dei tamburi di pelle suonati da forti e belle fanciulle. E in fondo godiamo anche di certe simpatiche commistioni geografiche, ad esempio Tovar lo spagnolo, che usa un drappo rosso da torero per lottare con un Taotie.
Tutto questo è certo. The Great Wall fa parte di quell’universo di film in cui lo spettatore sa cosa aspettarsi, di cui già conosce le dinamiche. In questo universo, determinate situazioni e battute si attendono con una certa fiducia e, se la sceneggiatura è ben scritta, arrivano come se fossero una coccola, un vizio ben preciso che viene soddisfatto, non come un fatto che ci hanno raccontato troppe volte. Questo è il grande problema di The Great Wall, da cui non si può prescindere: poco, pochissimo spazio viene lasciato all’originalità della sceneggiatura, che invece di coinvolgere lo spettatore giocando su un’attenta costruzione dei personaggi, si posa su un intreccio mai piacevolmente familiare e sempre scontato. Un grande problema di fondo che lo rende un film che stanca fin da subito. Incredibilmente noto anche se non l’abbiamo mai visto.
Ciò che permette allo spettatore di empatizzare con la storia viene sacrificato o pigramente messo da parte per lasciare spazio alla semplice spettacolarizzazione, che senza un’adeguata storia che la esalti si trasforma automaticamente in mera immagine. Non basta qualche simpatica battuta a cui il film riesce a trovare un piccolo spazio. Perchè non insistere di più sul rapporto fra i due amici ad esempio? Perchè non dare un colore narrativo alla bella generalessa Lin Mei (Tian Jing) oltre a quello del bel blu dell’armatura? E ancora, perchè accennare solo di sfuggita alla furbizia di Willem Dafoe, invece di renderlo furbo fino al midollo?
In un momento cinematografico in cui la spettacolarità delle immagini è ormai all’ordine del giorno, l’errore più comune è quello di tralasciare la potenza dell’intreccio, la creazione di una storia che non ci molli dall’inizio alla fine, che ci faccia sentire sempre spalla a spalla con i suoi protagonisti. The Great Wall, invece, ci abbandona fin da subito e fin da subito lasciamo che i suoi personaggi agiscano da soli dietro lo schermo.

3) Taboo (Aggiungiamo una serie tv)

Se vi appassionano le serie in costume, i thriller e il talento debordante di Tom Hardy, sarete conquistati dall’episodio pilota della nuova miniserie britannica Taboo, andato in onda il 7 Gennaio su BBC One e che approderà su FX il 10 Gennaio.
E viste le premesse non poteva essere altrimenti: gli 8 episodi di Taboo vantano Ridley Scott fra i produttori esecutivi e sono frutto di una nuova collaborazione fra Steven Knight, sceneggiatore di Allied – Un’ombra nascosta e Amazing Grace, e Tom Hardy, che di recente ha dato prova di sé recitando in Mad Max: Fury Road, in The Revenant e che vedremo nuovamente al cinema sotto la regia di Christopher Nolan in Dunkirk, in uscita la prossima estate.
Tom Hardy, già diretto da Knight nel film Locke e nella serie Peaky Blinders, oltre a interpretare il protagonista James è anche autore del soggetto della serie insieme al padre, ‘Chips’ Hardy.
La storia si apre nel 1814 con James Keziah Delaney, avventuriero inglese da anni creduto morto in Africa, che fa ritorno a Londra per il funerale del padre. Da quest’ultimo, James eredita una compagnia di navigazione in bancarotta e Nootka Sound, una striscia di terra sulla costa pacifica del nordamerica, priva di valore. O almeno è ciò che tutti quanti cercano di far credere a James, esortandolo a vendere Nootka Sound al più presto. James rifiuta recisamente, mandando all’aria i piani del presidente della Compagnia delle Indie Orientali, Sir Stuart Strange, interpretato dal versatile Jonathan Pryce, e scontrandosi con la sorellastra Zilpha, impersonata da Oona Chaplin (Game of Thrones, Black Mirror). Il protagonista, infatti, sa bene che Nootka Sound ha un grande valore potenziale: la guerra fra l’Inghilterra e gli Stati Uniti è ormai agli sgoccioli, e il possesso di un territorio proprio al confine col Canada gli sarà utile per fondare la propria compagnia commerciale.
Ma è proprio questa la sua intenzione, o l’avventuriero è spinto da motivazioni più profonde? Quali segreti nascondono Zilpha e Strange, e quanti misteri sono stati sepolti insieme al defunto signor Delaney? Nel corso della puntata la suspense cresce costantemente e sono molti i misteri che, si presume, saranno svelati nel corso dei prossimi episodi. Il primo è rappresentato dallo stesso James: l’interpretazione ipnotica di Hardy ci presenta un uomo tormentato, che ha acquisito capacità speciali nel corso della sua permanenza in Africa, proiettato verso un obiettivo che sembra andare al di là del piano di fondare una compagnia mercantile e che lo rende impermeabile ai rapporti con chi gli sta intorno.
James Delaney, portatore di valori ancestrali destinati a gettare nello scompiglio la civilizzata Inghilterra, si aggira come una belva feroce in una capitale sordida, fredda e fumosa, magistralmente rappresentata dal regista Krystoffer Nyholm; una Londra dickensiana, nonostante la storia sia ambientata ben prima che l’autore di Oliver Twist iniziasse la sua carriera di scrittore, e ancora ben lontana dai fasti dell’era vittoriana.
Regnava infatti il Principe di Galles, costretto alla reggenza dalla follia del padre Re Giorgio III, che poi si scoprì essere dovuta a un’intossicazione da arsenico; proprio come James intraprende la sua missione dopo aver saputo che suo padre è stato assassinato, con un veleno che lo aveva portato alla pazzia.
Appare chiaro che Knight e Hardy, senza creare una serie di genere storico, si sono impegnati nel far sì che Taboo abbia una narrazione profondamente radicata nel suo contesto temporale: il risultato è una trama avvolgente che, accompagnata dalla bellissima colonna sonora e da una cura dei dettagli di livello cinematografico, permette agli spettatori di immergersi senza sforzo nella storia di James.
Attendiamo con ansia di sapere come si svilupperà, sperando che il seguito di Taboo sia ottimo come il suo episodio pilota e che i tanti interrogativi che ha sollevato trovino risposte altrettanto entusiasmanti. Nel frattempo, il nostro voto è lo stesso ottenuto da James durante il suo addestramento: exceptional!